Pablo Ezequiel Rizzo

Il collettivo interdisciplinare Cantiere Idina Who nasce a Milano nell’estate 2020 dalla volontà di collaborazione tra giovani artisti di varia formazione e provenienza geografica, con il fine di dare vita ad uno spazio di libera creazione e contaminazione artistica. Il Cantiere decostruisce e ricostruisce i linguaggi, facendo uso di molteplici modalità espressive (che includono la performance, il teatro, la danza, l’arte visiva) e ponendosi come obiettivo la messa a fuoco di questioni di rilevanza sociale.

CIW è formato da sei membri: un coreografo danzatore (Pablo Ezequiel Rizzo), una danzatrice (Elisabetta Da Rold), due artisti visivi (Manuel Ghidini e Kateryna Kovalchuk), un’attrice (Ilaria Zanotti) e una regista (Margherita Scalise).

ALCE

ALCE è un progetto embrionale postpademico nato dall’immagine riflessa di due mani posate sulla testa che suggerivano la forma dei palchi delle alci. Pensato originariamente come studio biologico e comportamentale di alcuni tipologie di animali, il progetto si è poi evoluto traendo ispirazione da “Urpflanz, la pianta originaria” di Goethe e dalla teoria cyborg della biologa e filosofa Donna Haraway. Questi due elementi hanno introdotto un’indagine sul concetto di natura e “naturale”, attraverso una definizione che comprende nella sua molteplicità di significati, l’inclusione degli strumenti tecnologici prodotti dall’immaginazione creativa umana.
Pur nella sua complessità concettuale, ALCE è molto semplice ed essenziale sul piano visivo. A livello scenico gioca, al momento, con fasci di luce e oscurità per creare attraverso un corpo plastico, immagini ibride e aliene che mutano verso la composizione di figure antropomorfe, rivelando infine un misterioso corpo cibernetico.
È importante mettere in evidenza la somiglianza e l’androginia dei due performer, rispettivamente maschio e femmina, proprio perché l’intera danza mira a creare un’illusione in cui lo spettatore si possa smarrire e confondere, nell’intento di identificare l’uno e l’altro. Tale effetto è voluto anche alla luce dei principi elaborati da Donna Haraway che ci invita ad inaugurare un nuovo modo di pensare l’identità sessuata, superando la maniera dualistica di contrapporre il maschile al femminile.

Credits

Coreografia Pablo Ezequiel Rizzo
Interpreti Alessandra Cozzi, Pablo Ezequiel Rizzo

Costumi Manuel Ghidini, Kateryna Kovalchuk
Musiche Fausto Romitelli ARCA

RABEXPRESS

RAB express affronta attraverso uno sguardo poliedrico gli effetti che i meccanismi del sistema lavorativo capitalista hanno sulla psiche e sul corpo del singolo individuo, alla luce della quarta rivoluzione industriale. Cosa avviene quando si è sotto l’influenza diretta di uno schermo, di un occhio meccanico, delle indicazioni di un programma, di un algoritmo informatico? Il contesto è un mondo governato da una distopica azienda hi-tech e il protagonista è il RAB, un dipendente 4.0 alle prese con una vita digitalizzata e orientata alla flessibilità e al multitasking. Al lavoratore è richiesta la massima efficacia e velocità esecutiva. Corpo e lavoro sono un’unità indistinta, l’errore non è ammesso, pena l’espulsione dal sistema. Facendo luce su aspetti quali la spersonalizzazione del lavoratore, l’ergonomia organizzativa, il monitoraggio comportamentale, la competizione spietata tra dipendenti, lo spettacolo riflette intorno al tema dell’alienazione prodotta dal contesto aziendale ed industriale.

Credits

Prodotto da Hangartfest (Pesaro) e sostenuto da Aiep (Milano) e SpazioCreativo C3 (Verona)