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The Migrant School of Bodies vincitore della terza edizione del bando MigrArti  – Spettacolo 3° edizione, MiBACT – Spettacolo dal vivo

The Migrant School of Bodies, a cura di Ariella Vidach e Maria Paola Zedda, è tra i progetti vincitori di MigrArti – Spettacolo 3° edizione, MiBACT – Spettacolo dal vivo, iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nata nel 2016 con l’obiettivo di coinvolgere le comunità di immigrati stabilmente residenti in Italia.
The Migrant School of Bodies è un’indagine sulla rappresentazione dei confini tra le comunità di donne immigrate residenti a Milano. Attraverso una metodologia didattica sperimentale artisti visivi, coreografi e musicisti che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della migrazione si confronteranno con i protagonisti della lunga estate della migrazione, in un percorso di laboratori in cui il corpo, in particolare quello femminile, diventa campo di comunicazione e indagine privilegiato.
L’assunto alla base del lavoro, infatti, è l’esistenza di un codice gestuale proprio di ciascuna comunità e di ciascuna cultura, che si esprime attraverso esperienze condivise. In quest’ottica la danza, il canto, l’arte divengono elementi di potenziale contatto tra culture, strumento di risposte al meccanismo di perdita di memoria così pericolosamente presente nella condizione di migrante. Tra gli obiettivi del progetto, infatti è la costruzione di un archivio gestuale della rappresentazione del confine, che sarà poi la base della traduzione performativa del progetto.
L’elaborazione coreografica, affidata alla supervisione di Ariella Vidach e Lazare Ohandja sarà affiancata da un gruppo di giovani coreografi di seconda generazione che saranno protagonisti della costruzione della pièce, nell’ottica di una trasmissione di competenze artistiche alle nuove generazioni.
The Migrant School of Bodies mira a costruire una Milano plurale, di culture, gesti, corpi, colori, che senza presunzione di oggettività compone un articolato e polifonico testo su cui ripensare il senso della relazione e la condivisione di spazi, azioni, corpi, valori.
Il progetto è realizzato con la collaborazione dell’associazione Mo’O Me Ndama, e del collettivo artistico Studio Azzurro.

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