HU_robot

HU_ROBOT è una coreografia che esplora la robotica e la realtà aumentata, aprendo lo spazio scenico a inedite possibilità percettive.   In una geometria non euclidea, i danzatori si smaterializzano e si moltiplicano, replicati in immagini riprese ed elaborate da un robot in scena. In un passo a due tra l’umano e il suo doppio, tra uomo e macchina, si realizza la perturbante esperienza della nostra contemporaneità, tesa tra la fascinazione nei confronti del progresso scientifico e la paura per l’allontanamento dall’organico. In una drammaturgia astratta, la danza trasforma gli eventi in un’esperienza sinestetica e polisensoriale che “proietta” letteralmente lo spettatore sui fondali della scena, coinvolgendolo in un confronto serrato con l’alterità.

Stiamo vivendo il tempo dell’effettiva integrazione fra uomini e automi e la continua frequentazione con macchine che sembrano dotate di facoltà tipiche del genere umano, che sono dotate di intelligenza artificiale e riproducono.. come la parola e il comportamento, suscitano molte domande e dubbi. La performance propone visioni e prospettive in relazione alle domande poste e agli aspetti che creano più inquietudini e timori, focalizzando l’attenzione sulle forme di comunicazione, di dialogo e d’interazione tra la nuova generazione di robot collaborativi ed esseri umani. Utilizzando la tecnologia per potenziare l’osservazione, lo sguardo e l’ascolto dell’altro da sé, il lavoro propone l’esperienza empatica ed immersiva di una dimensione inorganica, artificiale, infinita e disponibile fuori dall’ordinario. In questo modo, uno “sguardo” ed un “ascolto” aumentato possono portare a comprendere meglio la dimensione virtuale che permea sempre di più la nostra esistenza.

Note  tecniche e di regia

La performance è ideata per un ensemble di danzatori impegnati un dialogo indiretto con un braccio robotico dotato di un occhio-telecamera e di un video proiettore.  Attraverso un sofisticato sistema di osservazione (visione robotica) l’automa entra in relazione con i danzatori proiettando sequenze di immagini e luce, in un estraniante gioco di delay.
La relazione tra spazio scenico e realtà aumentata, tra uomo e automa, determina uno sviluppo drammaturgico delle partiture visive, musicali e coreografiche.
La coreografia instaura una dimensione dialettica in cui l’elemento umano dialoga con l’automa, esplorando la relazione da un punto di vista dinamico ma allo stesso tempo culturale.
In questa ottica, il virtuale non è più pensato in alternativa al reale ma in un rapporto di coesistenza che permette un’ibridazione del sentire e attiva una comunicazione empatica tra umano e robot.

Estensioni del corpo e dilatazioni del tempo, generate attraverso l’uso della kinect e delle proiezioni in tempo reale, contribuiscono alla creazione di uno spazio scenico aumentato, che amplifica l’immagine e conduce in una dimensione ipnotica.  Il ritmo coreografico è dettato da un rapporto teso tra accelerazione e rallentamento.  Gli impulsi della macchina si traducono in movimenti, frammenti di gesto, che vengono scomposti e riassemblati in serie costruendo una partitura di traduzione di gesti, umani e robotici, portatori di inedite dinamiche.

Il braccio robotico, dotato di una telecamera a infrarossi IR (kinect) e di un video proiettore, viene impiegato per creare una coreografia che instauri un dialogo sincronico audiovisivo tra danzatori ed automa. La stretta connessione tra movimenti, suoni e immagini proiettate dal braccio robotico sul corpo dei danzatori e sull’ambiente circostante, determina una nuova prospettiva nella visione della performance.  La visione proposta è quella di una dimensione ibrida, un luogo abitato da corpi con caratteristiche molto diverse e in grado di attivare stimoli e percezioni non comuni, delle nuove empatie che superino la distinzione di generi e penetrino nel vivo del rapporto tra elemento umano e natura digitale, tra spazio scenico e realtà aumentata. L’interazione tra le varie realtà sarà mediata dai corpi dei danzatori, che sulla scena costituiranno delle vere e proprie ’interfacce mobili”, dei portatori di dati che permetteranno l’interconnessione, la congiunzione e lo scambio. Uno snodo attraverso il quale potranno transitare gli elementi base ed essenziali della comunicazione audiovisiva. La produzione svilupperà un sistema interattivo basato su LMP (live Media Player) un patch applicativo sviluppato appositamente dal team di ricerca di aiep, una combinazione di software (max-msp e vvvv) che gestisce i movimenti del braccio robotico, l’emissione dei suoni e le interazioni con le immagini proiettate. Il braccio, attraverso la programmazione specifica, potrà eseguire la partitura coreografica e utilizzando la telecamera kinect sarà in grado di percepire gli altri danzatori, lo spazio e gli spettatori che lo circondano. Queste facoltà saranno fondamentali per l’instaurazione e lo sviluppo di un dialogo con gli interpreti.

 

CREDITS 

Idea e Regia  Claudio Prati e Ariella Vidach
Coreografia  Ariella Vidach
Danzatori  Cecilia Borghese, Riccardo Ciarpella, Andrea Ginevra, Monika Lepisto, Mateo Mirdta, Kinui Oiwa, Giuseppe Paolicelli, Giulia Strambini e  UR10 Universal Robot
Disegno sonoro e audio max/msp   Paolo Solcia, Riccardo Santalucia e  Alessandro Perini
Disegno luci  Stefano Pirandello
Programmazione grafica vvvv  Sebastiano Barbieri
Realtà aumentata visione robotica   Giovanni Landi
Scenografia Claudio Prati
Design strutture UR10 GISTO – Alessandro Mason
Costumi  Ariella Vidach e Claudio Prati  in collaborazione con Concetta Assennato
Drammaturgia  Ariella Vidach, Claudio Prati e Enrico Pitozzi
Maitre/assistente alle coreografie  Anna Manes
Assistenza alla programmazione UR10Massimiliano Davi /Max Effects
Sponsor Tecnico  Universal Robot
Co produzione   Avventure in Elicottero Prodotti, Ariella Vidach AIEP, LIS – Lugano in Scena, Balletto di Roma

Con il sostegno di
Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos  | DAC Comune di Lugano  |  MIBAC Ministero per i Beni e le Attività Culturali |   Comune di Milano